Il Duomo di Santa Maria Assunta di Gemona

Il Duomo romanico-gotico di Santa Maria Assunta a Gemona del Friuli

Duomo di Santa Maria Assunta di Gemona del Friuli - ph. Enrica Collini
Duomo di Santa Maria Assunta di Gemona del Friuli – ph. Enrica Collini

Nell’antico centro cittadino, su un terrapieno a ridosso delle pareti verticali del monte Glemine, sorge il duomo, uno dei monumenti religiosi medioevali più importanti della regione: un gioiello incastonato tra il cielo aperto e l’aspra montagna.

Anch’esso gravemente danneggiato dal sisma del 1976, fu salvato con un’ardita opera di recupero strutturale e di restauro artistico.

L’antica chiesa, menzionata per la prima volta in un documento del 1190 ma testimoniata da opere d’arte che rimandano al Cristianesimo della seconda metà del IV secolo e agli albori del Medioevo, fu sottoposta tra la fine del XIII e gli inizi del XIV secolo a lavori di ampliamento ad opera dei maestri Giovanni e Giovanni Griglio e la riconsacrazione avvenne il giorno di Pentecoste del 1337.

Anche se alterata da una ristrutturazione del primo Ottocento, la facciata colpisce per la ricchezza di sculture ed elementi decorativi ed è arricchita da tre rosoni. Splendido è il rosone centrale (1334-1336), opera del maestro lapicida Buzeta, che realizzò un mirabile “gioco continuo” di archi e colonne che si rincorrono leggeri e s’intrecciano docili come giunchi: un meraviglioso ricamo di pietra, un’ardita, raffinata architettura che non trova l’eguale in nessun altro luogo: per noi gemonesi il più bel rosone del mondo!
Sotto la cornice marcapiano, nel corpo centrale, si apre l’originale Galleria dei Re Magi di Giovanni Griglio ad archi trilobi (1329), nella quale sono collocate nove statue raffiguranti due scene dell’Epifania: l’arrivo del corteo dei Re Magi che recano doni al Bambino Gesù, sorretto dalla Madre e custodito da Giuseppe, e l’episodio del sogno comune dei re con l’angelo messaggero che li invita a non ripassare da Erode.

A colpire il visitatore è anche la colossale statua di San Cristoforo (1331), protettore dei viandanti, alta ben sette metri e composta da sei blocchi di pietra arenaria: ardita ed elegantissima figura del santo poderoso che, sorreggendo il Bambino Gesù, attraversa impavido l’acqua spumeggiante ricca di creature marine.

Prima di entrare nel sacro edificio è d’obbligo ammirare il portale romanico nella cui lunetta d’ispirazione veneto-bizantina si celebra il Giudizio Universale: a Cristo, assiso in trono tra i simboli della passione, si rivolgono la Vergine e San Giovanni Battista che ne implorano la clemenza per le anime che negli avelli attendono la sentenza finale.

Il duomo venne gravemente danneggiato dal sisma del 1976 che provocò il crollo pressoché totale della navata destra e della parte absidale: l’interno ne conserva ancor oggi memoria nell’emozionante inclinazione delle poderose colonne in marmo rosa che sostengono le navate.

Numerose sono le opere d’arte che esso custodisce, tra cui ricordiamo un monumento funerario romano (I-II secolo d.C.) trasformato in vasca battesimale (assegnabile al IV secolo) con bassorilievi del X-XI secolo; un Crocifisso ligneo quattrocentesco, estratto dalle macerie irrimediabilmente mutilo, divenuto simbolo della distruzione del terremoto; una ancona lignea dipinta e dorata del veneziano Andrea Moranzone (1391) raffigurante episodi dell’Antico e Nuovo Testamento, deturpata da bruciature; una toccante Pietà del primissimo Quattrocento, di provenienza salisburghese; le moderne e colorate vetrate realizzate dall’artista Jakob Schwarzkopf nel 1996 e nel 2001; altre opere pittoriche e scultoree di artisti friulani, italiani e stranieri di epoche diverse.

Sul lato settentrionale del sagrato si trova il campanile che raggiunge, compresa la guglia in cotto, l’altezza di 50 metri. La sua costruzione ebbe inizio nel 1341 e fu interrotta a causa delle lesioni causate da un forte terremoto nel 1348. Completato nel 1369, fu completamente distrutto dal terremoto del 1976 e ricostruito “pietra su pietra”.

Un grazie per la collaborazione a Gabriele Marini e Mauro Vale
Print Friendly, PDF & Email